Il giardino delle madri suicide

Salve Martiri,

Scusate l’attesa, ma il weekend mi ha donato dei fantastici momenti in compagnia, non di uno, non di due, ma ben di tre belve non addomesticate, che hanno pervaso per 36 splendide ore la mia lussuosissima dimora di circa 50 mq.
Che dire, abbiamo passato momenti intervallati tra dialoghi di circa 40 min di un certo spessore – Lui: “Si”e Lei: “No” –  tra mia figlia e il suo nuovo “amichetto” o anche a chi salta più in alto dal letto per arrivare al piano dell’inquilina di sopra.
Fatta questa premessa e compreso il mio solito, se non peggiorato, stato d’animo, mi sto riprendendo e fantasticando sulle famiglie numerose, che per me sono composte anche semplicemente da 4 persone.

Dicevo, fatto questo preambolo, mi ero ripromessa di toccare un argomento di un certo livello, che ci accomuna tutti già nei primi mesi di vita:
L’uscita pomeridiana al parchetto sotto casa
Come ogni cosa ed anche questa, all’inizio ha un non so che di piacevole, ma potrà andare solo che a peggiorare. Nei primi mesi di vita il soggetto in questione può rimanere dentro il suo apposito contenitore, o anche stare in braccio alla madre giuoiosa o addirittura stare seduto sul praticello, con qualche giuoco da sballottolare o qualche filo di erba da tirare, senza che tu possa fare alcuno sforzo. Queste, quindi, sono ore di libertà, dove puoi respirare un po di aria fresca, non la gattabuia che ormai è diventato il tuo appartamento. Avrai anche la libertà di parlare con persone della tua età, o forse qualche anno di più, perché sicuro ti sei accollata la simpatica vecchietta di turno, che non sa tenersi nulla per se, neanche le fantastiche avventure delle sue emorroidi grandi come una casa dopo il suo sesto parto.

L’attività  si trasforma da leggera a media difficoltà, quando il sempre tale soggetto comincia ad avere l’esigenza di attenersi sulle proprie gambe, ma non in maniera completamente autonoma, ma con l’ausilio delle braccia delle madre, per cui ti trasformi in un’altalena gobba, pronta a sorreggere l’uccellino di 9 kg lungo tutto il perimetro del parco.
La fortuna ha voluto che il parco vicino casa tua è entrato nella top ten dei parchi più grandi della città.

La media difficoltà si trasforma in altissima, quando i vecchi 9 kg, ormai quasi 12, hanno imparato a tenersi sulle proprie gambette, fino a volteggiarsi nell’aria come un piccolo Roberto Bolle impazzito.
Insomma qui inizia la guerra!
Tuo figlio comincia a prendere le sembianze di Alex in una versione di un metro più bassa:
11108209_995993033758057_8649207067017073211_nE con il suo bastone si fa largo nella mandria di bambini per accaparrarsi posti in prima fila per lo scivolo, ma ovviamente non quello adatto alla sua altezza, ma quello per gli adulti. Probabilmente c’è un accordo segreto tra mia figlia e il fisioterapista, curatore dei miei mali dorsali, il quale in cambio dei tremendi sforzi dannosi per la mia schiena, corromperà la suddetta con degli attraenti giochi splatter.

L’altalena però è la più ambita, anche da noi madri, per lo meno devi solo spingere con un solo braccio i 12 kg, seguendo un movimento ondulatorio, Fatica: bassa. La difficoltà sta solo nel piazzarti per circa 10 minuti lì davanti, con tua figlia che rischia la vita almeno 30 volte passando davanti l’attrezzo infernale in movimento e pronunciando la falsissima frase: “No non ti preoccupare lei sale dopo”.
E’ arrivato il momento, ora tocca a voi e lei se la pavoneggia!

Ma in fondo non sono solo i nostri figli che cominciano la loro arrampicata sociale, verso l’ultima vetta del quadro svedese, siamo anche noi che dobbiamo fare un po di pipì sul territorio per difenderci la nostra panchina verde pisello!

ps: Comunque l’esperienza più traumatizzante di parco è stata quella del giardino zoologico: tour di 6 h (dalle 9 alle 15) durante il quale gli animali sono stati un piccolo dettaglio a confronto delle braccia di mammà.
Ma questo è argomento da rimandare a prossima lettura.

Arrivederci & Grazie

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